Zuckerberg fa venire i brividi?

FOTO DA CORRIERE.IT

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Irene Bossi

Questa foto fa venire i brividi? A chi esattamente?
Ai web opinionist che vivono scrivendo articoli che vengono letti attraverso i media, principalmente, guarda caso, facebook? Ci siamo accorti che la maggior parte delle persone in mezzo alle quali passeggia sornione Mark, sono giornalisti?
Cosa ci fa venire i brividi esattamente? Che la gente smetta di vivere la vita reale optando per tablet e smartphone perennemente connessi o decida di stordirsi indossando maschere per la realtà virtuale? Certamente si.
Ma secondo me il pericolo è un altro. E’ quello di trasformare quel potente mezzo di trasmissione di notizie che è il web in un piatto trasmettitore di opinioni preconfezionate, di luoghi comuni senz’ anima, di notizie costruite su fonti non verificate. Abbiamo persino rinunciato a giocare al “telefono senza fili”, per condividere direttamente parole, frasi, notizie già storpiate o, meglio ancora, manipolate, da altri. Ci sentiamo liberi perché possiamo manifestare di essere d’accordo o no con ciò che incontriamo sul web, dimenticando che la vera libertà sta nella ricerca e nell’elaborazione di un opinione personale con la certezza della genuinità delle fonti.
Perché questa foto ci fa venire i brividi? Quanto è più virtuale la realtà percepita con quelle maschere tecnologiche rispetto a quella che percepiamo noi quando navighiamo in rete pensando di essere liberi?
Quanti di noi sono coscienti che le informazioni che troviamo su internet sono passate attraverso una serie di filtri, filter bubble, che personalizzano i contenuti che incontriamo, in base alle nostre abitudini, alle notizie su di noi, alle nostre idee? Se l’idea iniziale di questa bolla di filtraggio era quella di gestire il surplus di informazioni, il risultato è quello di isolarci progressivamente da informazioni che sono contrarie al nostro punto di vista.
Non possiamo e non dobbiamo fermare il progresso, certamente, ma la nostra generazione che ha vissuto (ed è sopravvissuta!) in un mondo senza web, ha una grande responsabilità: trasmettere la fame di verità, la sete di scelte individuali nonché la curiosità intellettuale di guardare e scoprire attraverso i nostri occhi, senza usare i filtri degli altri.

 

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